Bagnanti

Bagnanti

Il 20 giugno del 2020 mentre scattavo fotografie a Licuti un ragazzino mi urla “Mbare che minchia fotografi, fotografie non le devi fare”.

Sento rispondere da dietro, “Mbare lui viene qui tutti giorni a fare foto, è uno di noi”.

Quella voce veniva da Rosario uno apposto nonostante i suoi tredici anni.

Da quel giorno acquisto un paio di Nike fasulle e per un mese mi reco quotidianamente alla scogliera, Licuti, la Testa del Leone, il campo da Basket e il Luna Park divengono i luoghi della mia estate Catanese insieme a tanti ragazzi che dai quartieri popolari affollano gli scogli.

Decido di seguire soltanto un piccolo gruppo di ragazzini con età dagli 11 ai 15 anni, un’età delicata, dove si provano tante cose della vita per la prima volta. Rosario, Marco, Luciano, Domenico, Antonio, Melo, Cosimo, Samuel, Fabiola, Luana, Asia e Kimberlin mi accettano e io registro i loro tuffi, gli amori, le sigarette, le risate, la loro vita.

Un giorno di fine luglio mi reco a Licuti come tutti i giorni e trovo soltanto un ragazzo del gruppo, gli chiedo dove sono gli altri, lui mi risponde

“fotografo, il gruppo non c’è più, non è più cosa“.

Biografia

Daniele Vita nasce a Vetralla il 5 Marzo del 1975. 

Interrompe gli studi di sociologia e antropologia per dedicarsi pienamente alla fotografia.

Complici gli studi antropologici, manifesta sin da subito l’interesse verso la vita quotidiana degli esseri umani.

Il primo lavoro retribuito è la documentazione di uno spettacolo teatrale nel carcere femminile di Rebibbia, per diversi anni documenta il teatro, da quello sociale nei penitenziari, per i diversamente abili, a quello contemporaneo.

Per due anni consecutivi è stato finalista al premio Hystrio Occhi di Scena. 

Nel 2005, insieme al fotografo Pierpaolo Verdecchi, documenta per il Comune di Roma la vita quotidiana dei migranti nella capitale, ne nasce una mostra alla Sala Santa Rita di Roma e una pubblicazione dal titolo “A sogni aperti”. Nel 2007 una selezione di queste immagini viene ospitata presso San Pietro Scheraggio agli Uffizi di Firenze per i Fratelli Alinari. 

Nel 2008 vince il premio al Toscana Foto Festival con il lavoro “Morale della Favola” una ricerca della Resistenza nella Tuscia. Nel 2009 con lo stesso lavoro è finalista al premio Kiwanis, Portfolio Italia ed espone al Cifa a Bibbiena, sempre lo stesso anno vince il premio Sud Est ed espone al Fotografia-Festival Internazionale di Roma. 

Nel 2011 è finalista al Premio Unicef Poy con “Cojimies”, un racconto sulla vita quotidiana di un piccolo villaggio in Ecuador ed espone al Mia, Milano Image Art Fair con “Il circo Harryson” 

Nel 2012 viene invitato a una collettiva “Sguardi di un paese in crisi” a Citerna Fotografia e vince la borsa di studio G. Tedde con il lavoro “Cojimies”. 

Nel 2014 vince il premio Castelnuovo Fotografia con il progetto “Borders #0”, un progetto paesaggistico sull’isola di Lampedusa, che verrà esposto l’anno successivo sempre a Castelnuovo Fotografia, con un’installazione interattiva curata da Gaetano Crupi.

Nel 2015 espone a Rovine, la forza delle rovine a Palazzo Altemps, accanto a maestri della fotografia internazionale. 

Nel 2017 partecipa a una collettiva dal nome Feeling Home presso al Fabbrica del Vapore a Milano. 

Nel 2018 è invitato al Med Photo Fest, esponendo il lavoro “Suleymaniye Otopark”, che racconta la vita di profughi siriani nei pressi della moschea di Suleymaniye a Istanbul, lo stesso lavoro diviene un libro dal titolo “Estremo Umano” edito da La Camera Verde. 

Nel 2019 vince il premio “Crediamo ai tuoi occhi” con il lavoro la Settimana Santa in Sicilia e pubblica il libro con lo stesso titolo ed. Fiaf, vince il premio 1801 passaggi del Mavi e riceve una menzione d’onore al Unicef Poy 2019 .

Nel 2020 è finalista all’Italian Street Photo e Portfolio Italia – Gran Premio Fujifilm 2020 e riceve una menzione d’ onore Unicef Poy 2020

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