La terra sotto i piedi

La terra sotto i piedi

E’ sotto i nostri piedi, la calpestiamo, la maltrattiamo, la ignoriamo e se non la vediamo è perchè ci camminiamo sopra: la terra, di cui, nel corso dei millenni, l’uomo si è preso cura, rappresentando la forma più vera e tangibile di ricchezza, custodendola, alimentandola e mettendola a riposo quando occorreva, si sta ribellando.

Erosione, inquinamento chimico, salinizzazione, cambiamenti climatici, colture intensive, abbandono delle campagne, cementificazione, incendi, scelte politiche scellerate, hanno compromesso la qualità del suolo con una perdita di terra produttiva ogni anno enorme.

Una terra povera che genera persone povere, una terra povera che causa inondazioni e siccità sempre più frequenti e migrazioni di massa oltre i confini e verso le città, persone povere che generano una crisi sociale, una Sicilia che oggi è una terra a rischio desertificazone sociale e umana perchè si continua a emigrare, non fare figli e “inaridirsi”.

Osservando la “mia terra”, cioè quel paesaggio, frutto di sovrapposizioni di epoche recenti e  lontane, testimonianza dell’azione dell’uomo che modifica il paesaggio e del paesaggio che modifica l’uomo, ho provato un senso di vuoto che mi ha spinto a parlare di desertificazione, desertificazione non soltanto legata al suolo ma anche e soprattutto all’anima.

“La terra sotto i piedi” nasce proprio da una problematica molto attuale ma che per molti non esiste. Spesso le cose che sono lì,  davanti ai nostri occhi non le vediamo o, qualche volta, facciamo finta di non vederle, perchè pensiamo che sia un problema che non ci riguarda.

Il legame viscerale che ho per la mia terra mi ha fatto molto riflettere e mi ha portato a fotografarla attraverso uno sguardo lento: quattro anni, dal 2017 al 2020, sono stati necessari per completare un altro progetto a lungo termine. Dietro ogni immagine c’è un modo di pensare, di essere e di vivere.

Quando ho iniziato a fotografare andavo in un luogo che mi ero prefissato ma poi, quasi sempre, mi perdevo nell’immensità della mia isola-continente; spesso partivo per portare a casa certe immagini, ma invece ne trovavo altre che mi ossessionavano ancora di più. E la parola “ossessione” che può sembrare quasi esagerata mi ha sempre accompagnato nei miei lavori.

…siamo in grado di ascoltarla per guarire noi stessi?

Biografia

Fotografo, siciliano, vivo e lavoro a Catania.

Mi dedico alla fotografia da oltre 30 anni rendendola uno strumento per raccontare storie, una fotografia “umile” e “violenta” che non solo documenta ma osserva e colpisce. 

Ascolto, osservo, realizzo fotografie che possano diventare affreschi in cui riconoscermi. Non importa dove si svolgano le storie, lontano nel mondo o vicino a casa, ciò che conta è raccontarle con forza e onestà.

La mia fotografia, documentaria, esplora luoghi e persone di questo tempo concentrandosi soprattutto sulle questioni sociali. 

Penso che una storia non debba per forza essere verità, ma è fondamentale che sia pertinente; deve abbracciare il perimetro emotivo, entrare nei vestiti degli altri e tirare fuori le emozioni così come è assolutamente necessario avere il coraggio di prendere posizione nei confronti del “mondo”.

Dai miei genitori, soprattutto da mio padre, ho ereditato l’amore per la giustizia sociale. Mi sembra invece che oggi siamo un po’ rassegnati all’ingiustizia e, a volte, sensibilizzare le coscienze è molto difficile, soprattutto quando dentro quei vestiti c’è tanta aridità.

Recenti i progetti sulla crisi migratoria, la desertificazione, Pasquasia – una miniera tanto discussa.

Dal 2014 lavoro a un progetto culturale che ruota intorno alla fotografia, 2LAB.

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