Quarantenato

Quarantenato

Era il 21 di febbraio 2020, e stavo trascorrendo la mia tuttora ultima vacanza all’estero su una spiaggia a Varadero, quando, scambiando messaggi con un amico, ho scoperto che in Italia stava succedendo qualcosa. Si iniziava a parlare di Covid, qualcosa che sta condizionando e condizionerà il nostro modo di vivere per un tempo ancora non prevedibile.

Rientrato in Italia pochi giorni dopo, nei successivi due mesi sono stato costretto a rimanere in casa. Nonostante Catania, la città dove sono nato e dove tuttora vivo, fosse distante dalla Lombardia, la regione allora più colpita dalla diffusione del Covid, sono state applicate delle restrizioni molto rigide in tutto il nostro Paese e per diverse settimane è stato vietato uscire di casa se non per ragioni di necessità urgenti.

Di solito scatto le mie foto per strada, ma non potevo farlo in quel periodo e così ho deciso di ricordare quelle strane settimane descrivendo la mia vita di tutti i giorni a casa, le mie attività quotidiane, le mie speranze, le mie ansie, i miei sogni infranti utilizzando la mia fotocamera e la mia ironia.

Ho deciso di usare un approccio in cui mi raffiguro in maniera impersonale in quanto, se pur per importanti ragioni di salute, è la prima volta che la mia generazione sperimenta una tale limitazione delle libertà personali. È stato un po’ come sentirsi un burattino, senza alcuna altra possibilità. Un burattino identico ad ogni altra persona nella stessa situazione.

Biografia

Laureato in biologia, prestato alla burocrazia farmaceutica, nel tempo libero coltivo le mie passioni, la vita all’aperto, i viaggi, la lettura, il cinema e ovviamente la fotografia. Ho al mio attivo una personale di paesaggio e qualche collettiva, inclusa una legata ad un lavoro sull’area urbana di Catania, mia città natale dove tuttora vivo, diventata poi una pubblicazione in volume.

La passione per la fotografia ad un certo punto si indirizza prevalentemente verso una narrazione che mette al centro i contesti urbani e soprattutto le persone. Questo aspetto, di fondo sempre presente, è cresciuto ed è diventato sempre più consapevole negli ultimi anni, con lo studio e l’approfondimento di autori che hanno fatto la storia della street photography.

Con la fotografia di strada cerco di raccontare una quotidianità che è sotto gli occhi di tutti, ma che spesso nemmeno notiamo. Nella maggior parte dei casi la mia visione è solare e ironica, altre volte sfocia nel cinismo, sempre alla ricerca del cosiddetto momento decisivo.

La street ha portato qualche menzione internazionale (IPA, PX3), qualche presenza in alcune pubblicazioni nazionali ed internazionali, la partecipazione ad un paio di mostre e l’ingresso nel collettivo “La strada”.

Poi è arrivato il COVID e tutto è diventato più complicato, almeno all’inizio: meno opportunità per uscire, meno gente per strada, maggior diffidenza verso chi fotografa. Le difficoltà però sono fatte per essere superate ed è così che sono nati un paio di progetti legati alla pandemia. Tra questi quello intitolato “Quarantenato”, esposto la scorsa estate a Catania, nell’ambito della collettiva “Storie di una Quarantena”.

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